La Fibra Alimentare, o semplicemente fibra, è l'insieme di quei carboidrati complessi (polisaccaridi, cellulosa, emicellulosa, inulina, oligosaccaridi) e di altre sostanze non immediatamente digeribili dall'uomo e perciò non assimilate dal nostro organismo.
Tutt'oggi non è stato trovato un accordo unanime nella classificazione delle fibre dietetiche. Si è dunque trovata una definizione fisiologica e una chimica.
Definizione fisiologica: "la fibra alimentare è la componente dietetica resistente alla degradazione da parte degli enzimi del corredo enzimatico.
Definizione chimica: "la fibra alimentare è la somma dei polisaccaridi di origine non amidacea e della lignina.
 Per semplicità, anche sostanze di natura non glucidica, come la lignina, vengono annoverate tra le fibre.
Pur non potendosi considerare un nutriente, la fibra esercita effetti di tipo funzionale e metabolico che la fanno ritenere un’importante componente dell’alimentazione umana.
Le fibre vanno utilizzate sempre assumendo adeguate quantità di acqua. Adeguate quantità è un eufemismo che sottintende molta acqua, perché spesso il nostro concetto di quantità adeguata è molto limitativo.
A tal proposito la Piramide Eudinamica ha previsto di unire in un unico spazio funzionale della facciata nutrizionale l’idratazione e le fibre, essendo innegabile la stretta interdipendenza di questi due fattori.
Questo spazio funzionale addirittura è rappresentato nel primo spazio funzionale della Piramide Eudinamica a dimostrazione dell’importanza data a questo binomio per il benessere dell’individuo.
Le Fibre Alimentari, come accennato, non subiscono l’idrolisi da parte degli enzimi digestivi a livello intestinale, ma possono essere fermentate dalla flora batterica del colon, con produzione di metano, anidride carbonica, acqua e acidi grassi volatili (essenzialmente acido acetico, propionico e butirrico).
 Pur non potendosi considerare un nutriente, la fibra alimentare esercita effetti di tipo funzionale e metabolico che la fanno ritenere un'importante componente della dieta umana.
Oltre che all'aumento del senso di sazietà e al miglioramento della funzionalità intestinale e dei disturbi ad essa associati come stipsi e diverticolosi, l'introduzione di fibra con gli alimenti è stata messa in relazione alla riduzione del rischio per importanti malattie cronico-degenerative, in particolare i tumori al colon retto (in parte spiegata dalla diluizione di eventuali sostanze cancerogene e dalla riduzione del loro tempo di contatto con la mucosa), il diabete e le malattie cardiovascolari per una dimostrata riduzione dei livelli ematici di colesterolo.


La fibra si divide i due grandi classi: la fibra solubile e la fibra insolubile.

    - Fibra Solubile: fermentabile, produce un composto gelatinoso all'interno del lume intestinale che ne aumenta la viscosità con conseguente rallentamento dello svuotamento intestinale. Grazie alle sue proprietà chelanti si riduce l'assorbimento di alcuni macronutrienti soprattutto a livello glucidico e lipidico, riducendo i livelli di colesterolo nel sangue e diminuendo il rischio di malattie cardiovascolari.
      
    - Fibra Insolubile: non fermentabile, assorbe invece grandi  quantità d’ acqua aumentando il volume delle feci. Questo permette di stimolare la velocità di transito nel lume intestinale e, di conseguenza, diminuire l'assorbimento dei nutrienti. Ciò spiega perché la fibra solubile abbia, al contrario di quella insolubile, più azione costipante che lassativa.

Funzioni della Fibra Alimentare

    - Effetti prebiotici: la Fibra Alimentare stimola la crescita di specie batteriche ad azione probiotica favorendo l'equilibrio della microflora intestinale.
La definizione di Prebiotico è riservata alle sostanze non digeribili di origine alimentare che, assunte in quantità adeguata, favoriscono selettivamente la crescita e l’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale o assunti insieme al prebiotico. 
Per Prebiotici ci si riferisce a quegli alimenti che contengono in quantità adeguata, molecole prebiotiche in grado di promuovere lo sviluppo di gruppi batterici utili all’uomo.
La definizione di Prebioticoquindi si basa sulla non-digeribilità e fermentescibilità selettiva di alcune sostanze, da parte di alcuni gruppi batterici, senza porre limiti alla natura chimica della sostanza stessa, anche se la maggior parte dei Prebiotici utilizzati sono carboidrati.
Inoltre, anche nella stessa famiglia biochimica, i Prebiotici si diversificano tra loro non solo per il grado di polimerizzazione ma anche per la tecnologia produttiva utilizzata.
Un Prebioticorisulta dunque utile all’ospite perché stimola, in modo selettivo, la crescita e l’attività di alcuni batteri intestinali, promuovendone gli effetti benefici e riducendo gli effetti sfavorevoli di batteri patogeni.
Diversi oligosaccaridi non digeribili hanno proprietà prebiotiche: tra questi vanno citati l’Inulina, l’Oligofruttosio, gli Xilooligosaccaridi, i Galattooligosaccaridi e gli Isomaltooligosaccaridi, il Lattulosio.
I Prebiotici devono avere i seguenti requisiti:
 - non devono essere idrolizzati né assorbiti nel primo tratto intestinale, ma devono giungere inalterati al colon;
 - devono servire come substrato selettivo di un numero limitato di batteri commensali;
 - devono essere capaci di modificare la microflora intestinale a favore di una composizione più favorevole;
    - Ipocolesterolemizzante: La fibra solubile produce per fermentazione acido proprionico che riduce la sintesi epatica di colesterolo.
Inoltre interferisce con il riassorbimento degli acidi biliari con conseguente riutilizzo di colesterolo (il colesterolo è il precursore degli acidi biliari)  da parte del fegato.
I valori ematici di colesterolo sono solo in parte condizionati dall'intake di colesterolo alimentare.
Il nostro corpo possiede infatti un efficace meccanismo di sintesi epatica del colesterolo che gli consente di far fronte alle esigenze metaboliche senza contare troppo sulla quota assunta con la dieta.
Va infatti ricordato che il colesterolo è essenziale per tutti i tessuti animali, per l'integrità delle membrane cellulari e per altre importanti funzioni.
Esprimendo tale concetto in termini quantitativi possiamo considerare che l'intake di colesterolo alimentare influenza i valori di colesterolo solo per un 20-30%. Tuttavia questo non significa affatto che l'alimentazione non sia in grado, anche attraverso altri meccanismi, di influire positivamente sulla colesterolemia.
Particolarmente interessante è l'interazione tra fibra alimentare e livelli di colesterolo; infatti la Fibra Alimentare sembra, non solo essere in grado di ridurre l'assimilazione del colesterolo alimentare ma anche di agire sulla sintesi endogena di colesterolo a livello epatico. Sono le fibre resistenti all’azione della microflora intestinale (frazioni insolubili dei carboidrati vegetali e lignina) a svolgere il ruolo principale di normalizzazione.
Pertanto una dieta bilanciata, col giusto apporto di Fibra Alimentare e con un intake ridotto di colesterolo alimentare, può certamente aiutare la normalizzazione del quadro lipidico e colesterolemico.

    - Prevenzione e terapia dell'obesità e del diabete tipo II: aumenta il senso di sazietà , interferisce con l'assorbimento di zuccheri e grassi (azione ipocolesterolemizzante e ipotriglicerizzante) e migliora la risposta insulinica.
Un carico di glucosio per os determina una risposta insulinica che è maggiore rispetto alla somministrazione di glucosio in vena; cioè l’assunzione di zuccheri per via orale, quindi fisiologica, dà una risposta insulinemica maggiore. Ciò è dovuto a particolari sostanze secrete dall’intestino a vari livelli e denominate Incretine - Intestine Secretion Insulin.
La storia delle incretine comincia nel 1930, con la prima definizione di incretina , ma si deve giungere al 1960 per avere la conferma farmacologia dell’azione delle stesse; nel 1970 si parla di asse enteroinsulare e negli anni ’80 si scopre il prodotto del gene proglucagone.
Le incretine sono ormoni prodotti a livello gastrointestinale e sono principalmente:
 - GLP-1 (Glucagon-like peptide 1), prodotto dalle Cellule L dell’Ileo/Colon;
 - GIP (Glucose-dependent insulinotropic peptide), prodotto dalle cellule K del Duodeno.
L’Incretina che ci interessa di più è la GLP-1 secreta dall’Ileo-Colon. Se il passaggio del pasto in questo segmento intestinale è rapido non avremo increzione adeguata di GLP-1. Pasti senza fibra o a base di prodotti raffinati determinano proprio questo fenomeno e sono responsabili di Obesità e di Diabete tipo II.
Il GLP-1, ha la funzione di controllare la glicemia in vari modi:
 - aumentando la secrezione di insulina da parte delle cellule beta del pancreas;
 - diminuendo la secrezione di glucagone (antagonista dell'insulina) da parte delle cellule alfa del pancreas;
 - rallentando la motilità e dunque lo svuotamento gastrico (rendendo più "soft" la curva glicemica postprandiale) e diminuendo l'appetito.
Il GLP-1 è rapidamente (1-2 minuti) degradato a peptide inattivo (cioè è disattivato) dall'enzima DPP-4 (dipeptidil-peptidasi IV). Una delle prospettive più interessanti nella cura del Diabete è l’uso di Gliptine o inibitori della Dpp-4: enzimi che impediscono I'azione del Dpp-4 permettendo al Glp-l prodotto dall'intestino di restare in circolo più a lungo.

Poiché la produzione di GLP-1 diminuisce col diminuire della glicemia e la sua permanenza attiva è di soli 1-2 minuti il suo controllo sulla glicemia è calibrato e "al bisogno", evitando così situazioni di ipersecrezione di insulina e conseguenti pericolose ipoglicemie.
Inoltre pare che cellule beta coltivate in vitro in presenza di GLP-1 perdurino integre più a lungo suggerendo un intervento protettivo dell'ormone.
    - Anticancerogena: La fibra previene alcune forme tumorali a carico di retto e colon grazie alle sue proprietà igroscopiche (l'acqua trattenuta diluisce le sostanze tossiche presenti nel lume intestinale, inoltre l'aumento della velocità di transito diminuisce il tempo di contatto tra le tossine e la parete intestinale). Le sostanze prodotte, infine, per opera della fermentazione batterica sulla fibra, potrebbero influenzare la replicazione e la differenziazione cellulare.

Alla luce di ciò possiamo affermare che un adeguato apporto di fibra contribuisce a prevenire condizioni patologiche quali dislipidemie, diverticolosi, stitichezza, aterosclerosi, diabete, obesità, malattie dismetaboliche, la calcolosi della cistifellea, e i tumori maligni del colon.

Razione giornaliera raccomandata: circa 30-35 g al giorno (con un rapporto 3/1 tra fibre insolubili e solubili in acqua); per il bambino 5 g al giorno più 1 g moltiplicato per l'età.
Fino a qualche decennio fa le fibre erano abbondantemente presenti nella dieta quotidiana, e pertanto non si conoscevano i problemi legati alla loro carenza, causata da un’alimentazione troppo ricca di cibi raffinati.  Riscopriamole: le fibre sono importanti tanto per la salute e quanto per raggiungere e conservare il peso forma.
La Fibra Alimentare è data da residui di cellule vegetali commestibili resistenti agli enzimi digestivi umani.  Con il termine Fibra Alimentare si intende un insieme di composti di origine vegetale, di natura fisiochimica e complessità molecolare assai diverse caratterizzati dal fatto di essere senza alcuna distinzione, tutti resistenti all’idrolisi degli enzimi digestivi e all’assorbimento. Queste sostanze possono essere fermentate dalla flora batterica del colon, con produzione di metano, anidride carbonica, acqua e acidi grassi volatili (essenzialmente acido acetico, propionico e butirrico). Questi ac. grassi a catena corta o SCFA, dall'inglese Short Chain Fatty Acids, sono una classe di acidi grassi saturi con una catena alifatica composta da meno di 6 atomi di Carbonio.

Gli SCFA sono indispensabili per il benessere dell’intestino.

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