La locuzione latina: -  Mens sana in corpore sano - mente sana in un corpo sano, diventata un motto universale, rappresenta una delle affermazioni storiche della cultura umana e appartiene a Giovenale (Satire, X, 356) vissuto tra il 50 ed il 140 d.C.

Questa affermazione classicamente recepita come emblema di una certa interdipendenza tra corpo e mente in realtà è un grande falso storico.

Come spesso succede estrapolando una frase dal suo contesto si può arrivare a travisare totalmente il senso stesso dell’affermazione.

Infatti, la citazione incriminata è più complessa: Orandum est ut sit mens sana in corpore sano - bisogna pregare affinché ci sia una mente sana in un corpo sano.

E’ chiaramente palese la differenza abissale tra i due concetti così espressi; il pensiero di Giovenale non voleva affermare, esemplificando al massimo, un Unitarismo tra mente e corpo. Il Dualismo mente-corpo era già ben sviluppato al tempo dei romani su base greca e di Platone in modo specifico, per cui non poteva presupporre che bastasse allenare un corpo e renderlo sano per avere una mente sana, ma bensì che l’optimum era avere sia un corpo che una mente sana.

Nell'intenzione del poeta, l'uomo non dovrebbe aspirare che a due beni soltanto, la sanità della mente e la salute del corpo: queste dovrebbero essere le uniche richieste da rivolgere alla divinità.

Benessere è quindi impegnarsi per avere una buona forma fisica ma anche impegnarsi per una buona attività mentale.

Mentre per il benessere del corpo esistono mille approcci diversi, per la buona forma della mente non è stato ancora sperimentato un percorso specifico.

Noi ci interessiamo della nostra mente solo quando compaiono evidenti segni di disturbo vuoi di tipo nevrotico, vuoi di tipo psicotico, mentre manca totalmente una cultura della prevenzione, dell’allenamento e della nutrizione mentale.

Nutrire correttamente la nostra mente è un messaggio totalmente assente nella nostra cultura, mentre i così detti inquinanti mentali sono in crescita esponenziale.

Bambini iperstimolati, rumori, immagini accavallantesi, vita frenetica, stress continuo, assenza di pace interiore, assenza di attività manuale, eccessiva urbanizzazione sono solo alcuni dei problemi che possono interferire con la nostra mente e con il suo equilibrio.

La cultura occidentale si è poco interessata a  sviluppare un percorso concreto per l’allenamento e lo sviluppo armonico del corpo e della mente.

Una traccia può essere riscontrata nella legge monastica medioevale: ora et labora – prega e lavora, ma non è entrata nella storia dello sviluppo della società, diversamente dalla cultura monastica orientale, dove tutta l’attenzione era rivolta al raggiungimento di un buon equilibrio tra corpo e mente.

La giornata del monaco buddista è scandita da specifici tempi per il corpo e per la mente; i saggi indiani passano intere giornate in atteggiamenti ed esercizi a volte incomprensibili alla nostra esperienza, che sono invece essenziali per il completo dominio della mente e del corpo.

Ecco a cosa deve mirare un corretto allenamento mentale: a raggiungere una buona capacità di dominio e di controllo sulla nostra mente.

La nostra mente ha delle potenzialità enormi, ma se non correttamente incanalate possono in qualche modo sganciarsi da un sistema unitario è diventare autonome, autarchiche, creando realtà e scenari totalmente avulsi da ogni realtà.

Si dovrebbe presupporre a questo punto una unità superiore in grado di controllare la mente  ed ovviamente il corpo.

Già il rapporto mente corpo è stato fonte di indagini e diatribe molto complesse. Classicamente il dualismogreco romano ha trovato la sua massima espressione in Cartesio che ha rappresentato due mondi a sé: il corpo che lui chiama la materia, riferendosi alla sua proprietà più elementare: res extensa; mentre la mente ed il linguaggio che sfuggono alla semplice capacità esplicativa della matematica e della meccanica: res cogitans.

Queste erano due realtà ontologicamente separate tra cui non poteva esistere alcuna influenza di tipo causale.

Al giorno d'oggi il dualismo cartesiano corpo mente pone ancora qualche problema.

Molte proprietà della mente non sembrano essere spiegabili in termini neurologici, quindi si deve ancora supporre, che la mente necessiti di un trattamento speciale.

Lungi dal voler confrontarci con problematiche sicuramente più grandi di noi, in realtà la soluzione potrebbe essere ritrovata tra le pieghe della nostra storia e della nostra cultura.

Al Dualismo cartesiano potrebbe contrapporsi un Trialismo culturale ebraico cristiano dove il Padre il Figlio e lo Spirito Santo potrebbero realmente rappresentare la mente il corpo e un fattore di coordinazione dei due sistemi.

Per meglio comprendere questo concetto facciamo riferimento a leggi matematiche o della fisica dove l’ordine è costituito proprio da specifici algoritmi in grado di programmare una ordinata sequenza di eventi. Disturbare l’algoritmo vuol dire creare il caos, la rottura di ogni sequenza.

Tutta la nostra attenzione deve essere posta non su singoli eventi scompaginati, mente o corpo che siano, perché rimetterli in sequenza sarebbe uno sforzo inutile, ma sulla creazione dell’algoritmo corretto per riordinare tutto il sistema.

Ogni individuo ha in sé, programmato nel proprio sistema bio energetico un abbozzo di algoritmo specifico da implementare e rafforzare giorno per giorno con l’arricchimento delle esperienze vissute e della conseguente maturità.  

Così ritorna il concetto di benessere, che deve mirare alla difesa e al rafforzamento  del proprio algoritmo, come un sistema unitario coordinante di funzioni diverse ma in fase tra loro.

Queste funzioni diverse coordinate tra loro ed in fase, sono state rappresentate nella Piramide Eudinamica, come spazi specifici di stili di vita, tra i quali assume rilevanza essenziale la proposta di specifici allenamenti mentali.

Non può esservi benessere psicofisico senza una continua attenzione e consapevolezza del proprio io, maturata sviluppando e proteggendo un algoritmo capace di mettere in ordine tutte le forze centripete e centrifughe create dalla nostra caotica attività mentale.

Questo algoritmo presente in tutti noi, non sempre riesce ad esprimere e realizzare compiutamente la sua funzione regolatrice promuovendo tra l’altro una capacità espressiva adeguata a gestire ed ordinare il nostro ego volitivo, ma spesso rimane soffocato da spinte autoctone, incapaci di coordinarsi con il resto del sistema.

Disturbi del sonno, del senso di fame e della sazietà, incapacità a concentrarsi, perdita di autostima, ansia, paure possono essere segni iniziali di alterazioni di algoritmo positivo.

Diventa a tal fine indispensabile promuovere una corretta strategia difensiva imperniata sulla ricerca di una piena consapevolezza di sé, per la conquista ed la conservazione del benessere psicofisico.

L’allenamento mentale deve diventare un obiettivo costante di ogni percorso benessere, utilizzando esercizi specifici in grado di ottimizzare le funzioni mentali.

  La nostra mente ha bisogno di sottostare ad un controllo difficile da definire nella sua struttura, ma pur tuttavia assolutamente necessario per gestire le fughe centripete o di eccessiva apertura, ma anche la tendenza centripeta di chiusura che a volte si impossessa delle nostre menti.

Una mente ben strutturata deve essere aperta ed equilibrata, in grado sempre di distinguere il bene dal male, ma anche in grado di affrontare sempre le avversità della vita senza il timore di non farcela.

Nihil est in intellectu, quod non prius fuerit in sensu – Nulla è nell'intelletto che prima non sia stato nei sensi (Aristotele) ripreso a sua volta da Leibniz.
Secondo questa concezione l’uomo ha sviluppato le sue potenzialità mentali partendo dai sensi, definiti anche sistema complesso percettivo della realtà che ci circonda.

L’uomo, unico esempio tra gli essere viventi, è stato capace di trasformare le informazioni apprese dai sensi in una realtà cosciente personalizzata ampliabile secondo capacità individuali e secondo specifici algoritmi.

Il cervello umano diversamente dagli altri animali impara ad apprendere le informazioni afferenti al cervello con l’esperienza ed il tempo immagazzinandole secondo esperienze e percorsi personali.

Le informazioni afferenti al cervello sono quindi il nutrimento della nostra mente, la base su cui poggiare il castello delle nostre conoscenze, la benzina da cui attingere energia per governare e controllare tutto il complesso sistema.

Il nostro cervello come un complesso sistema musicale ha bisogno di essere accordato continuamente, per essere in grado di funzionare al meglio, essendo gli eventi discordanti innumerevoli.

La mente quindi va allenata in modo continuo a ritrovare il proprio accordo specifico, il proprio algoritmo capace di governare e gestire armoniosamente tutto il complesso sistema individuale di una persona.

L’uomo allenato al controllo mentale è generoso in modo costruttivo ed altruista, attento a non cadere nei facili trabocchetti dell’egoismo, sottopone la realtà che lo circonda a continua analisi critica propositiva tenendo sempre a mente che distruggere è sempre più facile del costruire.

Parametro affidabile del nostro autocontrollo sul cervello è indubbiamente la capacità volitiva.

Se facciamo cento buoni propositi ma alla fine non riusciamo a realizzarne neanche uno, questo è segno indiscutibile di autocontrollo deficitario e preludio che la nostra mente non più strettamente guidata può deviare verso forme di malessere.

Allenarsi all’auto controllo è uno dei sistemi più validi per aumentare la nostra capacità volitiva, la nostra autostima e quindi il nostro benessere mentale.

Il potenziale del nostro cervello è limitato dalle continue interferenze che subiamo giorno dopo giorno e che non riusciamo a metabolizzare in modo corretto.

Questa incapacità ad affrontare in modo positivo le vicende umane si ripercuote sul nostro fisico con senso di stanchezza, insonnia, agitazione, disturbi vari, tutti in grado di interagire in modo negativo sul senso di benessere.

Le tecniche di allenamento per sviluppare un buon controllo mentale e quindi un buon algoritmo sono imperniate sull’uso e sviluppo dei nostri sensi.

Imparare a riutilizzare i nostri sensi come quando eravamo neonati e non avevamo nessun senso della realtà, reimmergerci in un’agnosia recettiva in grado di riformare le nostre informazioni base, scoprendo il piacere della conoscenza.

Vista, tatto, udito, olfatto, gusto detti sensi esterocettivi ci informano di ciò che ci circonda e sono indispensabili alla formazione della nostra individualità.

Sono anche i sensi più facili da utilizzare e riconoscere pur tuttavia non sempre siamo in grado di utilizzarli in modo corretto.

Spesso mentre siamo in fase percettiva il nostro cervello è impegnato in una fase elaborativa o anche in una fase motoria perdendo le specifiche peculiarità informative che affluiscono al nostro cervello.

Quante volte mentre ascoltiamo un brano musicale la nostra mente elabora altri pensieri per cui ci sfugge un passaggio musicale o una frase, ascoltiamo senza sentire ciò che ascoltiamo.

Tutto questo finisce con essere deleterio per il nostro sistema di gestione e controllo mentale, inquinando e corrompendo il nostro algoritmo di governo.

La distrazione si impossessa di noi, la capacità di attenzione viene ridotta, il potere di concentrazione man mano si esaurisce.

La propriocezione invece è una forma distinta di modalità sensoriale, poco cosciente ma estremamente complessa che fornisce informazioni ad esempio al nostro sistema posturale.

E' il senso che indica se il corpo si sta muovendo con lo sforzo richiesto, e dove si trovano le varie parti del corpo in relazione le une con le altre.

Il sistema propriocettivo ci permette di stare in piedi, correre o camminare correttamente. Imparare a sentirsi posturalmente, ad avvertire tensioni e squilibri muscolari localizzati è sicuramente un mezzo in grado di ampliare il nostro controllo mentale.

Un sistema sensoriale ancora più profondo ed assolutamente non cosciente in fase quiescente è il sistema enterocettivo, tramite il quale percepiamo il dolore e le sensazioni provenienti dai processi interni dell'organismo.

Solo attraverso un complesso percorso sensoriale è possibile arrivare a sentire e gestire il sistema enterocettivo, come i santoni indiani che sono in grado di controllare sensazioni e funzioni di questo sistema.

Da questo brevissimo escursus appare evidente la complessità del sistema sensoriale che, se utilizzato in modo appropriato, potrebbe essere un autentico toccasana per il benessere individuale.

Imparare a utilizzare al meglio il sistema sensoriale potrebbe aiutarci a risolvere molte problematiche nevrotiche o anche psicotiche oggi sempre più frequenti.

Abbiamo già accennato ad alcune funzioni mentali riassumibili come fase sensoriale o ascendente, fase di elaborazione, fase motoria o discendente.

La fase di elaborazione sembra la più nobile delle funzioni umane, perché è quella che dalle informazioni ricevute è in grado di elaborare uno stato di coscienza, atteggiamenti emozionali e di partecipazione attiva, ordinando in idonee sequenze e nessi eventi ed esperienze diverse.

Spesso però la fase di elaborazione si sgancia dalla fase sensoriale, diventando autonoma ed autarchica, creando realtà immaginarie, tensioni, emozioni e sentimenti avulsi dalla realtà.

Tutto questo per disturbo dell’algoritmo base in grado di armonizzare la complessa architettura cognitiva emozionale della fase elaborante.

La fase motoria, specifica dell’essere umano, è rappresentata da una sequenza volontaria di eventi che il cervello impara ad elaborare su precisa informazione sensoriale.

Qualsiasi gesto motorio è nell’uomo un atto specifico multifocale determinato da una volontà cosciente in grado di arruolare e coordinare centri diversi.

Curare ed allenare la parte motoria del cervello aiuta a mantenere la capacità coordinante ed un algoritmo funzionale.

Per armonizzare quindi la fase nobile del nostro cervello responsabile della mente elaborante, è necessario attivare una serie di esercizi in grado di resettare e riaccordare processi diversi rimettendoli in fase su un algoritmo ottimizzante.

Questi esercizi specifici possono essere di tipo sensoriale e/o motorio.

Gli esercizi sensoriali si dovranno basare su momenti di ricezione pura, sganciati da esperienze e conoscenze passate, cercando di riportare il nostro cervello allo stato iniziale di agnosia totale.

Mettendo le mani sotto l’acqua corrente o ristagnante cercare di sperimentare quale potrebbe essere la sensazione primordiale di contatto con l’acqua, cercando di assimilare quante più informazioni possibili in modo ordinato senza farsi disturbare da pensieri distraesti.

Sentire l’acqua, la sua consistenza, il peso, il calore, la sua umidità, la sua energia statica e/o dinamica perdersi in questo insieme di sensazioni può essere il miglior sistema per alimentare la nostra mente  a riprendersi o ricreare quell’algoritmo in grado di armonizzare e rimettere in fase il sistema.

Anche esercizi motori sono in grado di riarmonizzare e rimettere in fase il nostro sistema cerebrale.

L’esempio più evidente è senza dubbio rappresentato dal Chi Kung e dal Pa Tuan Chin due tecniche ginnico motorie molto utilizzate proprio per armonizzare le capacità di controllo mentali dell’organismo.

Quale potrebbe essere un parametro affidabile per parametrare la bontà del nostro algoritmo? Esiste una spia in grado di evidenziare disturbi anche iniziali di uno sganciamento mente corpo.

I primi segni di malessere mentale sono dati dall’incapacità di gestire il turbinio di emozioni, sensazioni sviluppate dalla nostra mente.

Pensare di fare qualcosa senza riuscire a farla. Incapacità di imporre la propria volontà.

In poche parole i disturbi più frequenti sono in rapporto ad una volontà incapace di imporre il suo algoritmo.

 “La volontà non si studia, ma si esperimenta, si allena, si rafforza. Noi tutti abbiamo una volontà, ma spesso non lo sappiamo e non la utilizziamo, se non sporadicamente. 
Un primo passo è rendersi conto che la volontà esiste, che esiste la libertà di agire, senza più dover limitarsi a reagire  agli stimoli e condizionamenti ambientali.
Un secondo passo è l'esperienza di avere una volontà, di fare uso, in prima persona, di questo margine di libertà, proprio della natura umana.
Sicuramente a tutti è successo e anche più di una volta: ad un certo momento, forse nel mezzo di una crisi, o di un pericolo, si ha viva ed inconfondibile l'esperienza della volontà, della sua realtà, della sua natura.
Non è un concetto, è un'esperienza, in cui si rivela qualcosa che sentiamo venire dal centro interno del nostro essere, in cui sentiamo di esserci intensamente, interamente.
In questi momenti è l'essenza stessa della nostra natura che si rivela, sino a farci riconoscere, a poco a poco, che non solo abbiamo una volontà, ma noi stessi siamo volontà". 

Che ruolo ha la volontà nell'armonizzazione delle nostre funzioni psichiche?

Ognuno di noi ha volontà; anche quando a noi pare di non averla la volontà rimane un patrimonio inalienabile di ogni essere vivente.

La volontà è perciò uno strumento potenzialmente sempre a nostra disposizione; attraverso conoscenze ed esercizi pratici, possiamo imparare a sempre meglio comprenderla, apprezzarla ed utilizzarla correttamente ed appieno.

Attraverso lo sviluppo di una volontà forte e saggia, si possono gestire, dominare e riarmonizzare le varie funzioni della personalità, poiché la volontà -  essendo appunto una costituente stessa del sé spirituale - ha influenza e potere superiore a tutte le energie psichiche.

 - La Libertà è Volontà
Io sono libero solo se voglio. Volere è scelta consapevole è affermazione del proprio io.
Tra i proverbi più famosi: volere è potere; L'uomo non si accorge quanto ei possa fare, se non quando tenta, medita e vuole(Ugo Foscolo, Epistolario, 1794/1824).

Esempio banale potrebbe essere il tentare di smettere di fumare senza riuscirvi, perché la pulsione di un piacere o di un bisogno indotto da una dipendenza sopravanzano e annullano la forza di volontà determinata a smettere di fumare.

Meno poi la forza di volontà riesce ad imporre un proprio percorso più diminuisce l’autostima e con essa la forza per nutrire e sviluppare la volontà.


E’ necessario quindi trovare mezzi per nutrire e far crescere la nostra volontà con esercizi mentali programmati per la conquista della migliore capacità di controllo e di equilibrio mentale.

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