Aminyntegra™ è l’integratore proteico più innovativo oggi presente sul mercato pur molto ricco di questo settore.
La sua realizzazione è stata facilitata dall’incontro di due professionalità diverse: una clinica, il dott. R. Cappelletti con oltre 30 anni  di esperienza maturata nell’ambito della nutrizione clinica intensiva ( centri di rianimazione) ed una, tecnica farmaceutica del dott. B. Biancardi sviluppata con la realizzazione e la gestione di un laboratorio chimico farmaceutico. Da tale incontro è maturata l’idea di proporre un prodotto innovativo costruito su misura per una integrazione amminoacidica ottimale.
Il sistema metabolico dell’uomo è in continua evoluzione dalla nascita, alla pubertà, all’età matura fino all’invecchiamento, cambiando continuamente le proprie capacità e finalità metaboliche in accordo probabilmente anche ad un processo evolutivo della specie affinato in centinaia di migliaia di anni.
Se dalla nascita alla pubertà il nostro sistema metabolico è regolato per ottimizzare la crescita dell’organismo (fase anabolica), dalla pubertà alla maturità ad ottimizzare le capacità lavorative e riproduttive, con l’invecchiamento  si crea un meccanismo atto a risparmiare al massimo il dispendio energetico, riducendo le capacità metaboliche (fase catabolica).
In questa ultima fase tutti i processi sono rallentati, l’organismo non investe più nella manutenzione, per cui si ha decadimento  graduale di tutte le funzioni biologiche fino al crollo finale. E’ però possibile intervenire e regolare questo meccanismo crono biologico integrando in modo opportuno la  composizione nutrizionale. 
Ma un equilibrato pattern amminoacidico interviene anche in caso di aumentato bisogno anabolico come per fratture ossee, impianti dentali, convalescenze, ma è anche in grado di migliorare le patologie proprie dell’invecchiamento (osteoporosi e patologie correlate quali artrosi, riassorbimento osseo, insufficienza cardiaca e respiratoria, riduzione della deambulazione e delle capacità motorie in genere, riduzione dei sistemi riparativi con rischio maggiorato di piaghe da decubito).
Oggi tutti questi processi inquadrati come Sarcopenia vengono ritenuti come un evento ineluttabile del passare degli anni e quindi da accettare filosoficamente. Mentre è stato ampiamente dimostrato che tutto questo è indotto ed aggravato da uno scorretto approccio nutrizionale che utilizza proteine a basso valore biologico ed a dosaggi troppo bassi.
Allo stesso modo noi possiamo intervenire su alcuni disturbi nutrizionali come l’obesità, caratterizzata da un eccessivo accumulo di tessuto adiposo e da una fase metabolica di tipo catabolica, promuovendo la creazione di una fase anabolica capace di utilizzare il tessuto adiposo, riducendolo per costruire massa magra.
Un approfondimento maggiore richiede l’analisi dei regimi dimagranti oggi più utilizzati, basati tutti sull’impiego di diete ipocaloriche secondo il classico assioma che per “dimagrire” occorre mangiare di meno e consumare di più. Questo concetto, universalmente accettato, presenta in realtà molti punti oscuri mai affrontati con un corretto approccio scientifico; la dieta ipocalorica tendenzialmente spinge l’organismo verso una fase catabolica con distruzione di massa magra e salvaguardia di massa grassa. Si determina perdita di peso ma non a discapito della massa grassa ma della massa magra.
Da questa semplice osservazione ne scaturisce un’altra ancora più importante: perdere peso non equivale a “dimagrire” e questo probabilmente serve a giustificare la difficoltà reale di portare a termine in modo definitivo un regime alimentare dimagrante. Dimagrire quindi non è perdere peso ma perdere massa grassa. La dieta anabolica, invece, è in grado di preservare la massa magra e ridurre effettivamente la massa grassa.
Per ottimizzare l’assunzione di una corretta quota proteica, fino ad oggi sono stati formulati molti  prodotti come supplementazione mirata, con l’obiettivo di migliorare alcune problematiche metaboliche o compensare deficit nutrizionali. Tra i prodotti più utilizzati sicuramente vanno annoverate le proteine concentrate estratte dal latte, sia della caseina che del siero ma anche altre proteine concentrate vengono utilizzate comunemente quali quelle dell’albume d’uovo, del collagene sia animale (bovini e suini) che marino (colla di pesce) ma anche proteine vegetali concentrate da leguminose (soia e pisello) o  da cereali.
Le proteine del latte e soprattutto quelle del siero sono tra le più usate perché posseggono un buon valore biologico ed una buona digeribilità. Hanno però l’inconveniente di un rapporto albumine globuline invertito e soprattutto sono ricche di fattori biologici quali i fattori di crescita che possono risultare negativi in molte situazioni cliniche.
Lo proteine del collagene idrolizzato hanno il vantaggio di essere ricche di alcuni amminoacidi specifici quali  Glicina, Prolina e soprattutto Idrossiprolina praticamente assenti in quasi tutte le altre proteine, ma hanno anche il difetto di essere carenti di Cisteina e Triptofano e di possedere bassissimi livelli di Tirosina, Metionina ed Istidina, per cui il loro utilizzo singolo è sconsigliato.
Le proteine dell’albume d’uovo pur essendo tra le più complete non possono essere utilizzate crude per la presenza di Avidinama anche di altre proteine che danneggiano l’assorbimento.
Una volta ingerite le proteine alimentari non vengono utilizzate in quanto tali ma vengono scisse in amminoacidi, che l'organismo riutilizza per costruire le proprie proteine. Ogni proteina è costituita da innumerevoli elementi base, gli amminoacidi, quasi mattoncini assemblabili, in grado di realizzare strutture estremamente complesse e diversificate.
Prendendo esempio dai mattoncini assemblabili da tutti utilizzati nel gioco delle costruzioni, esistono scatole di montaggio diverse: scatola base, avanzata e completa con la quale poter costruire tutta la gamma di opzioni possibili.
Allo stesso modo ogni proteina ha un rapporto differente di mattoncini per cui spesso per costruire un elemento specifico abbiamo un esubero di alcuni tipi e la mancanza di altri che impedisce di realizzare compiutamente l’elemento scelto. Ogni grammo di proteine che ingeriamo non si trasforma in un grammo di proteine umane, per motivi diversi.
La qualità di una proteina sarà tanto più elevata quanto più il rapporto tra proteine assunte e proteine sintetizzate è elevato. Il fattore principale che determina la qualità delle proteine è il cosiddetto pattern amminoacidico. Supponiamo che una proteina alimentare non contenga anche solo un amminoacido essenziale: l'organismo umano non riuscirà a costruire nemmeno un grammo di proteine poiché gli mancherà un "mattone" indispensabile.
Una volta ingerita una proteina questa viene smontata (fase digestiva) nei suoi mattoncini base (amminoacidi), che l'organismo comincerà ad utilizzare per sintetizzare proteine umane. Ad un certo punto si esaurirà un amminoacido specifico e l'organismo cesserà di produrre proteine, mancando di un mattone fondamentale, che non è in grado di auto produrre o di auto produrre in proporzioni adeguate.
L'amminoacido che si esaurisce per primo è detto amminoacido limitante della proteina in questione. Il problema dell’amminoacido limitante è molto complesso e diviene presupposto fondamentale per proporre una miscela proteica ad alto valore biologico. Ritornando al concetto di scatola di montaggio è molto importante fornire una confezione la più completa possibile per consentire tutte le applicazioni possibili.
Non tutte le proteine vengono digerite allo stesso modo. Alcune sono facili da digerire e tutti i loro amminoacidi vengono assimilati, altre non lo sono e l'apparato digerente non riesce a scinderle completamente: una parte dei loro amminoacidi viene eliminata con le feci. Anche questo, ovviamente, influenza la qualità della proteina (il rapporto tra proteine assunte e proteine sintetizzate).
Esistono delle tabelle che riportano il valore biologico delle varie proteine. Quasi tutte le tabelle fanno riferimento all’albume dell’uovo, come prodotto di riferimento (valore1), mentre tutte le altre proteine sono proporzionalmente al di sotto di tale riferimento:
la carne di vitello = 0,74; il latte bovino = 0,84; pesce = 0,80; proteine della soia = 0,73; proteine del frumento = 0,65.
Poichè in realtà non esiste in natura una proteina ideale presentando tutte, chi più chi meno problematiche di composizione amminoacidica, di digeribilità o di altro ancora, AMINYNTEGRA™ è stata formulata per essere una miscela proteica in grado di ottimizzare la composizione amminoacidica, la digeribilità, la completa assimilabilità del prodotto, integrata con prodotti in grado di migliorarne l’utilizzo o di compensare eventuali fenomeni carenziali.
Base della formulazione è l’utilizzo di alcuni concentrati proteici specifici opportunamente selezionati e miscelati:
- proteine idrolizzate e concentrate della gelatina animale (suina o bovina) o della gelatina di pesce;
- proteine concentrate del siero del latte ottenute per ultrafiltrazione o per scambio ionico;
- proteine concentrate dell’albume d’uovo opportunamente denaturate a caldo.
Quest’ultimo prodotto rappresenta la vera novità della formulazione. L’albume d’uovo non può essere utilizzato crudo. Costituito quasi esclusivamente di proteine ad altissimo valore biologico non presenta zuccheri di alcun genere né grassi, sia semplici che complessi (trigliceridi o colesterolo).
Nonostante tali  caratteristiche eccezionali, l’albume è stato fino ad oggi poco utilizzato quale integratore proteico a causa di alcune problematiche che presenta il prodotto crudo.
L’albume in polvere una volta reidratato (7 parti di acqua per una parte di polvere), conserva tutte le caratteristiche del prodotto fresco quali la montabilità, le capacità aggreganti, le caratteristiche organolettiche del prodotto crudo, ma soprattutto le caratteristiche biochimiche delle diverse proteine che lo costituiscono.
L’utilizzo di tale prodotto come integratore alimentare è sconsigliabile perché il prodotto è ricco di molte proteine specifiche in grado di interferire con molti processi biologici:
La proteina più abbondante nell’albume è rappresentata dalla Ovoalbumina (54 %), una proteina ad alto valore biologico, in grado di compensare l’eccesso di globuline delle proteine del siero del latte, ma di difficile digestione, poichè in grado di bloccare gli enzimi digestivi. Sottoposta a calore coagula diventando molto più digeribile, conservando però integro il proprio valore biologico.
La seconda proteina per abbondanza nell’albume è la Conalbumina  o ovotrasferrina (13%), proteina in grado di fissare il ferro e le flavo proteine. Anche questa proteina allo stato naturale può determinare carenza di ferro per adsorbimento, mentre una volta denaturata a caldo diventa molto più digeribile e perde le capacità di legare il ferro.
La terza proteina per importanza dell’albume è l’Ovomucoide (11%) in grado di bloccare gli enzimi digestivi ed in particolare la tripsina se non denaturata con la cottura.
L’Ovoglobulina (8%)ad alto potere schiumogeno è in grado di ritardare l’attacco degli enzimi digestivi  e l’assorbimento di molte sostanze nutritive, nonostante sia una delle proteine a più alto valore biologico. Con la denaturazione a caldo viene distrutta la capacità schiumogena conservando le peculiarità nutrizionali.
Tra le altre proteine dell’albume è degna di nota l’Avidina una specifica proteina in grado di legare in modo irreversibile la Biotina o Vit. H, potendo così causare una carenza vitaminica che altera il normale sviluppo scheletrico e provoca danni cutanei e degli annessi (peli, unghie). L’avidinacosì chiamata perché avida di Biotina, non è attaccabile dai succhi gastrici ed intestinali per cui si ritrova nelle feci legata con la biotina sottratta lungo il percorso, mentre è denaturata dal calore. Per inciso ogni molecola di avidina lega irreversibilmente 4 molecole di biotina.
La Biotina è stata scoperta negli anni venti del secolo scorso proprio analizzando i danni arrecati in alcuni allevamenti di animali nutriti con mangimi a base di albume crudo.
Anche la Flavoproteina (0,8%) presenta specifiche capacità di legare la Riboflavina essenziale in molti processi biochimici. Anche quest’ultima proteina viene inattivata dal calore conservando le caratteristiche nutrizionali.
Riassumendo, nell’albume in polvere tradizionale, non specificamente trattato, sono presenti molte proteine poco digeribili ed in grado di bloccare l’assorbimento di molte sostante soprattutto come micronutrienti, in modo tale da indurre, con un uso frequente, carenze anche gravi di molti fattori nutrizionali essenziali non più assorbiti dalla mucosa intestinale. In passato era molto in voga l’uso dell’albume crudo per combattere le intossicazioni alimentari ma soprattutto gli avvelenamenti, proprio per le capacità delle sue proteine di captare e non fare assorbire eventuali veleni.
Pertanto l’uso dell’albume come integratore proteico pur ricchissimo di potenzialità deve essere particolarmente analizzato ed integrato per ottimizzare il suo impiego. Il presente ritrovato supera i limiti della tecniche già note poichè non utilizza albume in polvere crudo, per le innumerevoli problematiche sopra descritte ma albume denaturato a caldo e disidratato, fornendo tale prodotto molti vantaggi quali la denaturazione delle varie proteine senza perdita del valore biologico ma anzi con grande incremento per la sua maggiore digeribilità. Quindi la vera novità di AMINYNTEGRA™ è l’impiego di albume disidratato denaturato a caldo.

AMINYNTEGRA™ è stato specificamente formulato per realizzare un’integrazione ottimale per tutte le esigenze cliniche abbisognevoli di un miglior apporto proteico dal trattamento dell’obesità, all’anziano, allo sportivo, alla donna in allattamento.

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