TUMESCENZA FREDDA: LA “SOLUZIONE” OTTIMALE.

Oggi è molto richiesta soprattutto in chirurgia estetica la possibilità di una metodica anestesiologica in grado di garantire la realizzazione di interventi chirurgici in regime di chirurgia ambulatoriale.

Ad oggi, non esiste a livello nazionale e regionale una definizione condivisa di “Chirurgia ambulatoriale”, anche perché, concretamente non erano molte le possibilità di utilizzare tale regime sanitario, per la tecnologia corrente soprattutto anestesiologica.
La  “Chirurgia ambulatoriale”, viene idealmente intesa come la possibilità clinica, organizzativa ed amministrativa di effettuare senza ricovero, in ambulatorio, interventi chirurgici ed anche procedure diagnostiche e/o terapeutiche invasive e seminvasive, che:

  • consentano al paziente autonomia motoria e piena vigilanza entro le due ore successive all’intervento,
  • non prevedano perdite importanti di sangue e
  • non necessitino di assistenza continuativa post-intervento.
Pertanto, nel corso di tali interventi devono essere utilizzate metodiche anestesiologiche tali da consentire all’utente di subire l’atto chirurgico in modo non sgradevole e di deambulare al termine del medesimo. La chirurgia ambulatoriale può essere eseguita  esclusivamente in analgesia o anestesia locale o loco-regionale, con la possibilità di associare sedazione di grado 1-2, su pazienti accuratamente selezionati con il coinvolgimento diretto dell’anestesista. È fatto espresso divieto di uso della anestesia generale con intubazione.
L’innovazione tecnologica e l’evoluzione continua delle conoscenze mediche, secondo criteri di appropriatezza ed efficienza, hanno reso possibile proporre ed effettuare come chirurgia ambulatoriale procedure chirurgiche anche complesse, ritenute fino a ieri attuabili solo in regime di ricovero o in strutture particolari.

La svolta è rappresentata dalla tumescenza fredda, una tecnica di anestesia locale per infiltrazione, che utilizzando una soluzione anestetica (Lidocaina) molto diluita è in grado di anestetizzare superfici molto estese senza rischi di raggiungere dosaggi tossici. Inoltre utilizzata a temperature basse (4–6°C) determina una efficace vasocostrizione che riduce in modo drammatico il sanguinamento intra e anche post operatorio. Questa soluzione determina una buona analgesia locale ed una  altrettanto importante vasocostrizione senza ricorrere a dosaggi tossici di anestetici e/o di vasocostrittori. Il paziente sottoposto a tale metodica andrà incontro a perdite ematiche minime, senza bisogno di sedazione e/o analgesia profonda. Durante la seduta operatoria sarà sempre vigile ed orientato e potrà essere dimesso, in tutta sicurezza, in tempi molto rapidi, dopo una breve osservazione post operatoria.

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