La fitoterapia (dal greco phytón (pianta) e therapéia (cura) è, in senso generale, quella pratica che prevede l’utilizzo di piante o estratti di piante per la cura delle malattie o per il mantenimento del benessere psicofisico.
Il più antico documento medico, per ora rintracciato, è il "papiro di Ebers", risalente al 1500 a.C. Gli egizi facevano largo uso di medicamenti di natura vegetale, in particolar modo conoscevano le proprietà della maggiorana, dell’edera, della mirra.
Nell'antica Grecia, le conoscenze sulle piante si mescolarono con le teorie filosofiche
 sulle stesse. Uno dei più importanti studiosi fu Eracleide, il quale sperimentò nuove ricette, riprese in seguito da Celso. Le radici studiate e messe in vendita vennero definite "farmacopoli" e si basavano soprattutto sulle nozioni contenute nei testi medici scritti da Ippocrate (V secolo a.C.) e in quelli botanici scritti da  Teofrasto.
Una pianta medicinale, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è un organismo vegetale che contiene in uno dei suoi organi sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o che sono i precursori di alcuni prodotti farmaceutici (digitale, morfina). Sempre secondo l'OMS circa il 25% dei moderni farmaci usati in USA sono di origine vegetale, mentre sono 7.000 circa i prodotti presenti nella moderna farmacopea, derivati da piante.
L’industria farmaceutica si è specializzata sempre più nella ricerca del così detto principio attivo, una molecola dotata di peculiari caratteristiche standardizzate con uno specifico range d’azione. Il principio attivo molto selettivo e specifico è indicato per patologie ben individuate ma grazie proprio alla sua efficacia  comporta anche un certo numero di effetti collaterali. In caso di patologie conclamate è opportuno utilizzare farmaci con principi attivi ben standardizzati ma che per loro natura andrebbero usati con molta parsimonia. Oggi invece il principio attivo spesso viene usato in maniera continua non più per curare uno stato acuto ma piuttosto per prevenire eventuali complicanze. Un esempio potrebbe essere rappresentato dai farmaci gastroprotettori, anti H2 che hanno completamente rivoluzionato la patologia peptica. Le ulcere gastro duodenali sono letteralmente scomparse. Però l’uso prolungato dei gastro protettori anti H2 o i nuovi  inibitori della pompa protonica ancora più efficaci  nel ridurre l’acidità gastrica, utilizzati a lungo determinano insufficiente assorbimento di ferro con tutte le conseguenze che il fenomeno può comportare.
Esiste invece tutta una casistica molto sviluppata in alcuni paesi dell’utilizzo di piante e derivati per il trattamento della patologia peptica. Sicuramente in caso di acuzie il principio attivo va utilizzato come prodotto di prima scelta, ma una volta stabilizzata la patologia, potrebbe essere più vantaggioso utilizzare prodotti meno aggressivi ma in grado di migliorare lo stato disreattivo gastrico.
 Le piante nel loro insieme non sono dotate di principio attivo standardizzabile ma piuttosto di un insieme di sostanze, a composizione e dosaggi variabili denominato fitocomplesso capace di  agire in modo meno specifico ma anche meno aggressivo.
Spesso  si è sviluppata una formulazione empirica che utilizza più piante in sinergia per trattare specifici disturbi. Questa miscelazione di piante diverse spesso è il frutto di una vera cultura erboristica che purtroppo però và sempre più scomparendo. Miscelare insieme fitocomplessi diversi potrebbe essere intesa come una vera e propria arte.
Quindi se per curare una patologia acuta la migliore soluzione è l’utilizzo del principio attivo e quindi del farmaco per rinforzare invece un sistema che non ha una vera patologia ma che sappiamo essere debole verso aggressioni di vario genere è più utile l’impiego di fitocomplessi, anzi tale metodica può configurarsi come una vera e propria metodologia che possiamo chiamare fitodrenaggio. Il fitodrenaggio aiuta il nostro organismo a liberarsi di tossine latenti come radicali liberi o squilibri neurovegetativi, ricreando una corretta omeostasi, premessa di benessere.
 Il fitocomplesso va inteso come l'insieme di una quantità di principi attivii, noti e non, farmacologicamente attivi, e di sostanze che aiutano l'azione dei primi, pur essendo di per sé queste ultime farmacologicamente inattive. L'insieme delle interazioni dei primi (i principi attivi) e dei secondi (i coadiuvanti) determina le azioni note del fitocomplesso.
Nel linguaggio comune si sovrappone l'uso dei termini pianta medicinale con pianta officinale, che indica piante utilizzate nelle officine farmaceutiche per la produzione di specialità medicinali. Questa definizione è però abbastanza riduttiva, e l'utilizzo in ambienti accademici del termine pianta medicinale non fa più riferimento esclusivamente ad un utilizzo a scopo terapeutico delle sostanze contenute nelle piante, bensì dell'utilizzo della pianta o di estratti da essa derivati a scopo terapeutico.
Un'indagine scientifica internazionale promossa sempre dall’OMS all'inizio degli anni novanta, ha rilevato un numero di circa sessantamila specie vegetali, utilizzabili per la cura delle malattie, in forte pericolo di estinzione, di cui trecentosettantaquattro in Italia.
Questo fatto richiede una maggiore attenzione alle piante medicinali, non solo quelle utilizzate nelle emisintesi, ma anche quelle che forniscono naturalmente componenti attivi applicabili nell'ambito della fitoterapia.
Le piante sono fra le principali fornitrici di sostanze medicamentose. Vanno considerate veri e propri produttori e contenitori dinamici di sostanze chimiche (Firenzuoli, 2009). Nella loro evoluzione esse hanno sviluppato innumerevoli metaboliti secondari che svolgono per la pianta varie funzioni ecologiche (repellenza, difesa dagli erbivori, lotta contro altre specie vegetali per il controllo delle risorse, difesa dai parassiti, attrazione degli impollinatori, ecc.). Questi stessi metaboliti secondari hanno mostrato importanti attività farmacologiche nell'uomo. Ecco una lista esemplificativa dei vari principi attivi:
·         fenoli semplici
·         polifenoli, tannini, flavonoidi;
·         glicosidi (antrachinoni, glucosinolati…)
·         terpeni
·         terpenoidi e saponine (fitosteroli)
·         oli essenziali e resine
·         alcamidi

·         alcaloidi

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