Graffetta antifame e graffetta antifumo

L’utilizzo della graffetta antifame come di quella antifumo è una metodica appartenente all’auricoloterapia   una disciplina terapeutica riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità volta alla cura ed al benessere attraverso la stimolazione del padiglione auricolare.
Appartiene al gruppo di tecniche olistiche e come tale quindi va inquadrata come un sistema in grado di integrarsi in una visione d’insieme dalle potenzialità molto suggestive ma che senza dubbio non può essere utilizzata , come da alcuni, senza un adeguato supporto complementare. 

La graffetta antifame non può prescindere dal rispetto di una attenta e rigorosa dieta, così come la graffetta antifumo non potrà prescindere da una adeguata motivazione profondamente maturata.

L’auricoloterapia nasce in Francia negli anni 50 del secolo scorso ad opera del dr.  P. Nogier,  il quale aveva osservato che diversi suoi pazienti provenienti dalla Corsica avevano delle cauterizzazioni a livello del padiglione auricolare.


L'auricoloterapia è un metodo che consiste nella stimolazione di determinati punti dell'orecchio (massaggio, applicazione di microsfere, agopuntura, graffette,  microiniezioni). L'obiettivo è attenuare o eliminare i dolori (effetto antalgico) e correggere disturbi funzionali o organici.


È una scienza di antichissima data. Già gli Egizi conoscevano l’utilizzazione del padiglione auricolare a scopo terapeutico. In un testo classico cinese di oltre duemila anni fa (Neji Jing - Canone di medicina interna) si parla del rapporto fra orecchio ed organi interni.



Il dr. P. Nogier ha avuto il merito di aver dato enormi contributi allo studio dell’auricoloterapia. L’auricoloterapia sottolinea la stretta relazione tra l’orecchio, sistema nervoso centrale e struttura globale del corpo.


Ogni punto del padiglione auricolare forma un minuscolo complesso neurovascolare attraverso il quale avviene un continuo scambio di informazioni tra orecchio, cervello e organi. Ogni punto del corpo possiede una corrispondenza nell’orecchio.

Osservando il padiglione auricolare è suggestivo intravedere il disegno di un feto nella sua classica posizione a testa in giù. Ma la cosa più affascinante è notare la stretta correlazione esistente tra la conformazione dell’orecchio e la corrispondenza di organi ed apparati del corpo umano. 


Esistono varie mappe dell’orecchio di scuole diverse  che riportano punti specifici di stimolazione o di rappresentazione; tutte queste mappe differiscono per piccole varianti ma la struttura base rimane uguale per tutte.



I punti auricolari hanno la caratteristica di essere percepibili solo quando sono la proiezione di uno stato patologico, essendone la proiezione a distanza. Possono essere evidenziati con numerose metodiche: con la pressione diretta che provoca in tale sede un dolore elettivo, con apparecchi in grado di misurare l’impedenza cutanea, che risulta diminuita. 

I punti che vengono stimolati sono quelli che corrispondono allo stato patologico in atto. Ad esempio per un dolore alla spalla si stimolerà il punto auricolare della spalla, situato nella doccia dell’antelice. Si possono fare anche associazioni di più punti se in stretto rapporto con la patologia.


Dolore, disturbi d'ansia e patologie correlate, insonnia, tabagismo e dipendenze da sostanze, obesità e disturbi del comportamento alimentare sembrano rappresentare i principali campi d'intervento per i quali esistono importanti evidenze cliniche e s'intravedono numerose e interessanti linee di ricerca.


La funzione dell’orecchio nel suo complesso è quella di captare alcune particolari onde di frequenza che si propagano nell’aria e che vengono percepite e decodificate dal cervello umano come suoni. A questa funzione partecipa tutto l'orecchio nelle sue sezioni esterna, media ed interna. Inoltre l’orecchio interno possiede un’ulteriore struttura spiralica: i canali semicircolari che permettono l’equilibrio del corpo nello spazio.

L’orecchio attraverso il suo sistema  nervoso vestibolare e cocleare rappresenta un estremamente complesso sistema di ricezione in grado di dare informazioni dettagliate sulla posizione del corpo nello spazio (sistema propriocettivo) coinvolgendo in modo  riflesso  migliaia di muscoli e fibre in un continuo rimaneggiamento e dall’altra, attraverso il sistema cocleare raccogliere e concentrare opportunamente filtrate tutte le informazioni acustiche sonore dell’ambiente che ci circonda.

Il dott. R. Cappelletti da oltre 30 anni utilizza una sua particolare metodica di stimolazione  auricolare per migliorare la adesione a  regimi alimentari mirati  per obesi ma anche per diabetici, sportivi e per la terza età, come pure per la terapia antifumo.
Entrambe le metodiche utilizzano punti del trago:
-       la graffetta antifame utilizzando una normale agraphes di Michel di grandezza adeguata  ovviamente sterile, e dopo aver accuratamente disinfettato la cute viene posizionata subito sotto la sporgenza del trago, sul punto così detto fame. La graffetta da una parte si colloca sul punto fame, dall’altra si alloggia nella parte interna del trago. I due punti risultano avere resistenza elettrica diversa (< il punto esterno >il punto interno) tale da creare un mini potenziale elettrico che continuamente stimola il punto.
-       La graffetta antifumo  viene sempre posizionata sul trago, parallelamente a quella antifame ma spostata in alto subito sotto la commissura superiore.

La graffetta và pulita e disinfettata tutti i giorni con idoneo disinfettante e cotton fioc sterile e mantenuta in situ per circa 30-40 gg.


Dieta Eudinamica: perché un'altra dieta?

Perché un'altra dieta?

La dieta o restrizione alimentare scaturiva dalla necessità di rientrare in peso forma secondo l’assioma universalmente accettato che per perdere peso (dimagrire) era necessario mangiare di meno e/o consumare di più (dieta o regime ipocalorico). 
A questo punto si impone una puntualizzazione di base su dieta e dimagrimento. Dimagrire non è distruggere bensì costruire: L'etimologia del verbo è chiara. Dimagrire = costruire massa magra. Basta ridurre l’apporto calorico (dieta ipocalorica) per dimagrire o è necessario un percorso diverso? 

La dietetica rappresenta ancora oggi più che una scienza una filosofia, una concezione di vita, coinvolgente il conscio e l'inconscio di ognuno di noi, finendo per essere adattata, modellata su parametri non sempre obiettivi. Tutti siamo convinti che per distruggere la massa grassa basta ridurre l’apporto calorico: -per “dimagrire” bisogna mangiare di meno e consumare di più… è sancito da tutti i testi che si occupano di dietetica. Così facendo invece, spingiamo il nostro organismo a difendersi consumando meno e conservando di più, fino all’assurdo: meno mangiamo più ingrassiamo. L’idea che mangiando meno consumiamo il grasso in eccesso è totalmente errata e fuorviante. Ma tutta la dietetica è intrisa di concetti fuorvianti. Da una sommaria analisi atta ad evidenziare la nostra conoscenza degli elementi base del problema nutrizionale-dietetico potrebbero scaturire molte sorprese. Per tutti Il contrario di “grasso” è “magro”. 

Questo assioma riportato da tutti i vocabolari,  enciclopedie e testi sacri è un falso ed è responsabile di un approccio falsato al problema dimagrimento. Dire che il contrario di grasso è magro equivale a dire che o si è grassi o si è magri (dilemma cornuto), esemplificazione massima della cultura occidentale o dualistica. Il pensiero dualistico ha pervaso tutta la cultura occidentale da Platone ad Aristotile, da Cartesio a Kant fino a Bradley. Dire: - nessuno è uscito “grasso” da un campo di concentramento…equivale a dire che tutti erano “magri”. L’analisi del problema evidenzia una realtà diversa: nessuno è uscito “grasso” da un campo di concentramento dovrebbe essere completato da: “ma neanche magro”. 

Analizziamo il problema dall’inizio, in modo obiettivo: Soggetto Grasso = soggetto con una percentuale alta di grasso; Soggetto Magro = soggetto con una percentuale alta di magro. Magro e Grasso rappresentano due realtà coesistenti, sistema duale e non invece estremi di un unico sistema, in cui uno esclude l’altro, sistema dualistico o dell’aut-aut o grasso o magro. In realtà grasso e magro non debbono essere considerati opposti ma coesistenti e pertanto non possono essere rapportati su una unica linea ma devono essere rapportati su due linee diverse che rappresentate su un piano cartesiano diventano parametri autonomi (ascisse ed ordinata) per individuare un punto o disegnare una linea. 

Da tale semplice sistema è possibile far scaturire un concetto innovativo e forse rivoluzionario, ma sicuramente molto più obiettivo di giusta analisi strutturale di un individuo:
-         Grasso = + grasso e – magro;
-         Magro = + magro e – grasso.
La definizione di grasso o magro deriva dal bilanciamento grasso – magro e non da un terzo parametro quale il peso. Grasso e Magro fanno parte di un sistema binario o duale in cui entrambe le realtà convivono in modo variabile. Governare tale variabilità rappresenta l’obiettivo finale di un corretto approccio nutrizionale. 


Conservare un buon rapporto tra massa grassa e massa magra è indice di benessere. Se l’analisi è corretta si può giungere ad ipotizzare che l’estrema difficoltà di portare a termine una dieta sia dovuta ad una impostazione culturale sbagliata.

Continua a leggere: perché siamo tutti a dieta?

Prostaglandine

Le Prostaglandine (PGE) sono sostanze biologicamente molto attive; presenti in tutte le cellule, vengono sintetizzate a partire dagli ac. grassi polinsaturi (PUFA) a 20 atomi di Carbonio sia della serie Ω 3 che Ω 6. (Vedi FIG)
Isolate per la prima volta nel 1930 nella prostata delle pecore, e per questo furono chiamate prostaglandine. In seguito furono scoperte altre famiglie di eicosaniodi (trombossani, leucotrieni, lipossine, ecc.);  fino ad oggi ne sono state isolate oltre 20; il loro studio ha reso possibile la comprensione dei molti disturbi legati alla carenza di ac grassi essenziali (EFA - Essential Fatty Acids) o Vit. “F”.
Le prostaglandine sono direttamente derivate dall'ossidazione, regolata da enzimi, di specifici acidi grassi polinsaturi (PUFA - Poly Unsaturated Fatty Acids).
 Le PGE hanno emivita brevissima,  non possono essere immagazzinate, ma devono essere sintetizzate al momento del bisogno direttamente in loco per cui in passato sono state anche definite come ormoni locali. Si formano per attivazione di alcuni metaboliti specifici (PUFA a 20 atomi di Carbonio) ad opera delle fosfolipasi (PL) C e/o A2 che sono inibite dai cortisonici. Così si spiega l’attività antiinfiammatoria dei glucocorticoidi.
Gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) sono direttamente coinvolti nella sintesi delle prostaglandine, le quali giocano un ruolo in numerose funzioni dell'organismo: la sintesi degli ormoni, la immunità, la vasocostrizione, la regolazione del dolore e dell'infiammazione, la permeabilità cellulare, la coagulazione, la regolazione del sistema nervoso, le funzioni sessuali e riproduttive, la fragilità capillare, la mobilizzazione dei grassi, la regolazione dell’insulina.
Le prostaglandine sono suddivise in tre gruppi principali: quelle della serie 1 e 3 sono considerate benefiche, mentre quelli della serie 2 hanno effetti dannosi.
Le prostaglandine di prima e terza serie sono vasodilatatrici, modulano la coagulazione, abbassano il colesterolo LDL, aumentano il colesterolo HDL, svolgono azione antinfiammatoria.
La seconda serie di prostaglandine ha l'effetto opposto.
Il rapporto tra le varie serie di prostaglandine è determinato dalla dieta e per questo la dieta può determinare un aumento o una riduzione del rischio di malattia.
Le prostaglandine una volta classificate semplicemente come eicosanoidi  in base alla struttura chimica, vengono oggi, in modo più corretto, inquadrate come autacoidi derivati dai lipidi. Questo per evidenziare in modo inconfutabile lo stretto legame esistente tra dieta e prostaglandine.
A differenza degli ormoni non vengono sintetizzati per agire a distanza ma agiscono in loco.
Gli eicosanoidi sono sostanze che regolano i sistemi ormonali, infatti sono anche chiamati superormoni. Lo studio degli eicosanoidi è solo agli inizi, ed è uno dei settori più affascinanti della biochimica dei lipidi.
Eicosanoidi buoni e cattivi
Gli eicosanoidi detti anche prostanoidi (PG) sono più di 30 tipi, suddivisi in 3 famiglie: le famiglie PG1 e PG2 derivano dai grassi omega 6 (il cui capostipite è l'acido linoleico), la famiglia PG3 dai grassi omega 3 (il cui capostipite è l'acido alfa-linolenico).

I Prostanoidi più studiati sono senz'altro le prostaglandine PGE1, le PGE2 e le PGE3, le Prostacicline PGI2, PGI3, i Trombossani TXA2, TXA3.


Le (PGE1) hanno azione attivante i linfociti, controllano la circolazione sanguigna, con azione antiipertensiva; riducono il rischio di disturbi cardiaci; sono in grado di opporsi all’insorgere ed al progredire dell’arteriosclerosi; combattono ogni forma di infiammazione, svolgono spiccata azione antiaggregante piastrinica, controllano il buon funzionamento degli apparati immunitari, sono in gradi di indurre incremento di GH. In particolare:

- abbassano la pressione sanguigna favorendo la rimozione del sodio e combattendo la ritenzione idrica;

- prevengono l'aggregazione piastrinica, prevenendo l'insorgenza di trombi e infarti;
- inibiscono la risposta infiammatoria;
- migliorano il funzionamento dell'insulina e mantengono la glicemia costante;
- regolano il metabolismo del calcio;
- migliorano il funzionamento del sistema nervoso;
- migliorano il funzionamento del sistema immunitario;
I Prostanoidi PG2 possono essere buoni o cattivi.
Le PGE2 (Prostaglandine 2) favoriscono i processi infiammatori. Sono quelle ritenute peggiori, perché causano ritenzione idrica, aggregazione piastrinica, sono pro-infiammazione ed inducono aumento della pressione sanguigna.
Le PGI2 (Prostacicline2) sono ritenute buone perché rallentano la formazione  di trombi e l’aggregazione piastrinica e sono  dotati di azione vasodilatatrice..
Il TXA2 (Trombossano 2) è sicuramente il coagulante più potente in grado di attivare tutta la cascata coagulativa a differenza del TXA3 sicuramente meno efficace e per questo ritenuto  buono.

Gli eicosanoidi si formano a partire dagli EFA e dai loro derivati, con l'ausilio di enzimi. 

L'alimentazione, quindi, può influenzare la produzione di eicosanoidi. Infatti se mangiamo carne introdurremo  grandi quantità di ac. Arachidonico (AA) e quindi la nostra risposta alla stimolazione PL-AA sarà molto sostenuta con formazione di molte PGE2. Se invece mangiamo pesce (Esquimesi) le membrane delle nostre cellule saranno ricche di EPA (ac. Eicosapentaenoico) per cui il Trombossano  prodotto sarà meno efficace con vantaggi in caso di cardiopatia ischemica, perché  le arterie coronariche non vanno incontro a trombosi, ma con grave rischio di danno cerebrale da vascolopatia cerebrale. Gli eschimesi non muoiono di infarto ma di emorragia cerebrale.
L’equilibrio  dei prostanoidi è molto complesso ed articolato. Costituiscono una rete  di messaggeri  che intervengono in modo determinante in tutte le fasi patologiche, ricreando le condizioni ideali per una ripresa funzionale ottimale. Una loro regolazione insufficiente può essere causa di innumerevoli disturbi e patologie anche molto complesse come le malattie infiammatorie croniche e tra queste il morbo di CROHN
I metaboliti dell’acido arachidonico, gli eicosanoidi, vengono ritenuti responsabili della cascata infiammatoria che automantiene la flogosi iniziale. Tali metaboliti vengono prodotti a partire dagli acidi grassi a 20 atomi di carbonio. 
Si possono distinguere due vie metaboliche
 - a - attraverso la via della ciclossigenasi, l’acido arachidonico viene trasformato in prostaglandine, prostacicline e trombossani. L’acido acetil salicilico e gli antiinfiammatori analoghi interferiscono con la sintesi delle prostaglandine inibendo la cicloossigenasi.
 - b - attraverso la via della 5-lipossigenasi, attiva a livello dei granulociti eosinofili e dei monociti, deriva la produzione di leucotrieni. 
Il leucotriene B4 e l’acido 5-idrossieicosatetraenoico costituiscono i principali metaboliti flogogeni prodotti a livello dei granulociti. 
E’ stato dimostrato che il leucotriene B4 è presente nella mucosa colica dei pazienti con malattia infiammatoria cronica intestinale (morbo di CROHN)  in concentrazioni 50 volte superiori a quelle riscontrabili in condizioni di normalità. Inoltre agisce attraverso un secondo messaggero amplificando la risposta infiammatoria secondaria alla produzione di  citochine ad azione flogogena. Infine, avendo elevate proprietà chemiotattiche, favorisce la migrazione di cellule direttamente responsabili dei processi di flogosi.
I farmaci attualmente più utilizzati nella terapia delle malattie infiammatorie croniche intestinali agiscono interferendo a vari livelli di tale cascata infiammatoria. I glucocorticoidi (cortisonici) prevengono la formazione di molecole libere di acido arachidonico, attraverso l’inibizione dell’attività delle fosfolipasi  (PL) A2  e C sui fosfolipidi di membrana. La mesalazina agisce attraverso l’inibizione della 5-lipossigenasi nella mucosa colica.
Da questo esempio possiamo ricavare che i derivati dell’ac. arachidonico sono fortemente coinvolti nella cascata pro-infiammazione. Tale cascata può essere inibita o utilizzando prodotti a base di olio di pesce (Omega 3) con formazione di metaboliti meno attivi (Leucotrieni B5) o prodotti ad alto tenore di GLA (Olio di enotera) in grado di bilanciare l’azione pro infiammatoria dei derivati arachidonici (feed back tra PGE1 e PGE2) .
Le PGE1 derivano direttamente dal DGLA che a sua volta deriva dal GLA e da LA. Le PGE1 riducono la cascata delle PGE2 per inibizione della (PL-AA) Fosfolipasi. 
I “farmaci antinfiammatori” bloccano la sintesi di tutte le prostaglandine inibendo la ciclossigenasi, con ripercussioni facilmente immaginabili (abbassamento delle difese immunitarie, lesioni gastriche, viraggio catabolico) mentre una buona produzione di PGE1, direttamente dipendente dall’apporto di  Ac. γ linolenico - GLA, è in grado di controllare la sintesi di PGE2 ((feed back negativo). 
Le PGE2 derivano direttamente dai depositi cellulari di AA, molto abbondanti, mentre le PGE1 derivano direttamente dai livelli di GLA e ac. diomo γ linolenico - DGLA circolanti nel sangue (trigliceridi) e di conseguenza dalla dieta.
l passaggio LA-GLA è il punto critico di tutto il sistema Omega 6. Il complesso enzimatico Delta-6-Deidrogenasi responsabile del passaggio, facilmente può essere inibito da eccesso di ac. alfa-linolenico, ac, linoleico in forma cis-trans o trans-trans, da alcool, età avanzata, digiuno, stress (adrenalina e glucocorticoidi), dieta incongrua, malattie virali, diabete). Le cellule cancerose sono in grado di produrre in abbondanza PGE2 ma non sono in grado di sintetizzare PGE1. 
Olio di enotera  e Prostaglandine
L’olio di Enotera svolge quindi un ruolo fondamentale nel complesso equilibrio delle prostaglandine. Infatti se le PGE3 vengono considerate come Prostaglandine buone, in realtà esse rappresentano dei falsi mediatori delle PGE2, essendo attivate al loro posto. Infatti le Fosfolipasi rendono disponibile Ac. Eicosapentaenoico (EPA) al posto di ac. Arachidonico (AA) se vi è stata assunzione adeguata di EPA come olio di pesce.
Di conseguenza l’attivazione della ciclossigenasi comporta produzione di PGE3 al posto di PGE2. La via delle PGE1 è completamente diversa essendo basata su un controllo a feed-back che non compromette l’azione delle PGE2 utile per combattere molti eventi dannosi, ma in grado di controllare e frenare tale attività.



Tuorlo d'uovo

In questi giorni il costo dell'albume d'uovo è schizzato in alto a tal punto da far commentare a Repubblica che riprende un articolo del Financial times  che è in atto una vera e propria bolla speculativa dell’albume.
Oltre 10 anni fa avendo utilizzato per oltre un ventennio l’albume d’uovo, ovviamente cotto, come fonte ottimale di proteine ad alto valore biologico, mi venne l’idea di brevettare una serie di prodotti derivati dall’albume cotto per ottimizzare la dieta di soggetti che facilmente potevano andare incontro a carenza proteica, fenomeno molto più diffuso di quanto si possa minimamente supporre. 
L’albume pur essendo la proteina a più alto valore biologico non è mai stata utilizzata dall’industria alimentare a fini nutrizionali diretti sicuramente salutistici e potenzialmente molto appetibili per la facilità di rendere i prodotti di derivazione molto palatabili. 
L’idea era di proporre una serie di prodotti innovativi caratterizzati da specificità uniche quali un pattern amminoacidico ottimale, assenza di colesterolo nonostante la presenza di proteine animali e quindi molto più assimilabili rispetto alle proteine vegetali, assenza di zuccheri e grassi di ogni genere.
Per inciso, all’epoca l’albume era considerato quasi un prodotto di scarto nella lavorazione dell’uovo, essendo il tuorlo il prodotto più richiesto mentre io avevo profetizzato che con una corretta informazione l’albume sarebbe potuto diventare il prodotto più importante dell’uovo superando il valore del tuorlo. La mia proposta che aveva cercato di coinvolgere nel progetto alcune ditte specializzate nella lavorazione dell’uovo non  aveva suscitato alcun interesse se non ilarità, per quella che avevo definita  pigrizia mentale ed era finita nel dimenticatoio.
Oggi  guru improvvisati ma probabilmente molto seguiti hanno condizionato l’opinione pubblica che l’albume è  il miglior prodotto possibile distruggendo invece le qualità del tuorlo tanto che ci siamo ritrovati con il crollo del valore del tuorlo e una vera e propria bolla speculativa sull’albume. Tutto questo è frutto di approssimazione scientifica e di vuoto culturale nell’ambito della scienza della nutrizione ancora tutta imperniata su luoghi comuni come grassi animali, colesterolo, calorie. 
Chi però finisce sempre con il pagare lo scotto di questo grave limite culturale è la gente comune che si trova frastornata  e confusa da messaggi  sempre estremi spesso senza alcuna base scientifica.
La demonizzazione del tuorlo d’uovo è un esempio lampante dell’assurdità di una informazione pseudoscientifica che nessuno però tenta di smentire.
Il grande problema del tuorlo è dovuto alla presenza di una dose consistente di colesterolo e tanto basta per demonizzarlo.    
L’uso previsto viene ristretto  al massimo ad 1-2 uova  la settimana sempre però se non vi sono problemi di ipercolesterolemia altrimenti il rinunziare del tutto sarebbe ottimale. 
A questo punto è assolutamente necessario affrontare il problema del colesterolo e della colesterolemia  che a me appare sempre più come la storiella del re nudo. Tutti vedevano il re nella sua oscena nudità ma nessuno osava esprimere il dubbio  che il re era come appariva, perché ciò avrebbe comportato compromettersi e dimostrare di essere diversi. 
La problematica colesterolo è stata così ben architettata da essere diventata un assioma indiscutibile, un vero atto di fede verso la nostra cultura e la civiltà industriale moderna tanto da essere considerato il pilastro portante della scienza medica. 
Purtroppo però a volerci vedere chiaro la situazione diventa subito molto confusa e torbida. Ciò che tutti crediamo un valore assoluto, preludio di gravi implicazioni in realtà non esiste: la colesterolemia  è un’invenzione.  Ciò che chiamiamo colesterolemia non è la quantità di colesterolo nel sangue ma è invece un sistema di trasporto dei grassi nel sangue che poco ha a che vedere con il colesterolo che ingeriamo.  I lipidi nel sangue possono essere trasportati o come trigliceridi (acidi grassi esterificati con glicerolo) che sono stabili nel plasma o debbono essere trasportati in forma di micelle (impacchettati), dette lipoproteine che sono in forme diverse; le più comuni sono le HDL (Higt Density Lipoproteins)  e le LDL (Low Density Lipoproteins). In questa forma impacchettata il colesterolo rappresenta solo una parte del tutto, neanche la più abbondante, ma a qualcuno ha fatto comodo chiamare questo sistema colesterolo  con tutte le implicazioni che questo comporta. 
Non esiste relazione tra la quantità di colesterolo che noi assumiamo con la dieta e la colesterolemia, anche perché oltre il 70 % del colesterolo in circolo viene sintetizzato ex novo.
Riducendo o eliminando l’assunzione delle uova (tuorlo) riduciamo l’assunzione di colesterolo, fattore questo insignificante dal punto di vista biochimico, mentre andiamo a ridurre soprattutto l’assunzione di fosfolipidi o lecitine essenziali  per il nostro benessere di cui il tuorlo è il più ricco fornitore naturale (oltre il 30 % dei lipidi del tuorlo sono sotto forma di lecitine) oltretutto di altissima funzionalità biologica.
Non mangiando uova non riduciamo la così detta colesterolemia ma priviamo il nostro organismo di una fonte essenziale di lecitine ad altissimo valore biologico. Tutti sappiamo che con il tuorlo dell’uovo si realizza la maionese (emulsione  di grassi ) e questo è dovuto alla presenza nel tuorlo di lecitine in grado appunto di emulsionare in modo stabile l’olio utilizzato per la preparazione;  molti hanno provato a realizzare una maionese vegetale con scarsissimi risultati pur potendo utilizzare  lecitine vegetali quali quelle della soia da tutti considerate l’emblema  della emulsività (tutte le cioccolate utilizzano lecitina di soia) ma che alla prova dei fatti non sono granchè valide.
Per la ipercolesterolemia una delle terapie più utilizzate consiste nell’assunzione di lecitina di soia, per il suo potere emulsionante, mentre  viene sconsigliata l’assunzione di uova per l’azione ipercolesterolemiizzante. 
Io consiglio ai miei pazienti in caso di ipercolesterolemia l’assunzione fino a 4 tuorli al giorno, ovviamente in forma non  solida(cotti) ma liquida (crudi). Infatti la solidificazione del tuorlo altera molte delle proprietà del tuorlo soprattutto le sue lecitine.
La fosfatidilcolina, una delle lecitine più importanti presenti nel tuorlo è un tipo di fosfolipide con la colina legata alla molecola di fosfati. La fosfatidilcolina rifornisce l'organismo di colina, essenziale per il funzionamento del fegato e del cervello ed inoltre è anche ricca di acido linoleico di cuiIl tuorlo è una delle riserve naturali più ricche. L'impiego di integratori di lecitina divenne di moda quando i ricercatori collegarono la colina al funzionamento della memoria. Si pensa inoltre che le proprietà emulsionanti della lecitina aiutino a mantenere pulito il sangue dai depositi di grasso. I ricercatori hanno documentato una riduzione dei livelli di colina negli atleti che correvano la Maratona di Boston e hanno ipotizzato che un basso livello di colina possa avere un'influenza negativa sulla performance oltre ad avere a lunga scadenza effetti nocivi sul sistema nervoso. La colina è importante nella sintesi della creatina e perciò è sospettata di avere un ruolo nel miglioramento della forza.
Recentemente l'attenzione è passata ad un altro fosfolipide, la fosfatidilserina (PS) sempre abbondante nel tuorlo. Nella PS, la serina è attaccata alla molecola di fosfati. 
La serina è un aminoacido non essenziale il cui metabolismo porta alla sintesi di PS. 
La serina agisce nel metabolismo dei grassi ed è indispensabile per la salute del sistema immunitario. 
Assunzioni di 200-300 mg di PS sono state associate con il miglioramento della memoria e dell'apprendimento. 
Assunzioni di 800 mg sono state collegate ad una riduzione del livello di cortisolo, che è un ormone catabolico, oltre che a un miglioramento della crescita muscolare e del recupero dopo l'attività fisica.


Olio di Enotera

OLIO DI ENOTERA (Oenothera biennis): una panacea ?

Panacea personificazione del mito greco
era la personificazione della Guarigione universale,
ottenuta grazie alle piante.
Era figlia di Asclepio e Lampezia
ed aveva altri cinque fratelli:
Igea, personificazione della salute;
 Iaso, che provocava ogni malattia;
 Egle, ritenuta la madre delle Grazie;
Macaone, ucciso da Euripilo nell'assedio di Troia;
 Podalirio, medico anch'egli.

L’olio di enotera premuto a freddo rappresenta un vero toccasana per innumerevoli disturbi che affliggono il genere umano e non solo (grande interesse sta suscitando presso molte cliniche veterinarie il suo utilizzo per la cura e la prevenzione degli animali domestici a  rapido invecchiamento come i canidi).


Analizzando il suo Impiego tradizionale e secondo la bibliografia (notizie desunte dalla letteratura scientifica mondiale di oltre 1000 lavori bubblicati),  ma anche quanto pubblicato da prestigiose università: http://www.mayoclinic.org/drugs-supplements/evening-primrose/evidence/hrb-20059889, colpisce l’ampiezza dello spettro d’azione di questo semplice olio estratto dal seme di un fiore, l’Enotera, che non ha paragoni con nessun altro prodotto nutraceutico.

I primi studi relativi alle proprietà dell’olio di enotera risalgono al 1960. Tali proprietà sono dovute agli acidi grassi essenziali poliinsaturi (PUFA = Poly Unsaturated Fatty Acids) Omega-6, in particolare all’alta percentuale di acido cis-linoleico (AA) e acido gamma-linolenico (GLA) in grado di aumentare le difese immunitarie e rafforzare le difese anticancerogenesi. 

Tali percentuali rendono unico l’olio di enotera tra tutti gli oli ad alto tenore di GLA fino ad oggi analizzati e spiega le spiccate potenzialità biologiche di tale olio. 

Ma la caratteristica unica dell’olio di enotera è la sua composizione in trigliceridi: oltre il 50% dei trigliceridi che costituiscono tale olio contengono solo acidi grassi essenziali (EFA= Essential Fatty  Acids) ed oltre il 15 % dei suddetti trigliceridi EFA contengono in posizione 2, la più protetta dalla perossidazione, ac. gamma linolenico.

Ricerche specifiche hanno evidenziato la sua utilità nell’eczema atopico, nella neuropatia diabetica, nella sindrome premestruale ed in molti disturbi della sfera genitale femminile dalla dismenorrea ai disturbi della menopausa, alla mastodinia.

Efficacia clinica è stata evidenziata anche nell’endometriosi, nell’ipertrofia prostatica, nell’artrite reumatoide ed altre forme infiammatorie, nella sclerosi multipla, nella sindrome di Sjogren, nei disordini gastro-intestinali, nell’infezione virale e nella sindrome di affaticamento post-virale, nella schizofrenia, nell’alcolismo, nell’Alzhaimer ed altre forme di demenza, nei disturbi cardiovascolari, nei disturbi renali, nei disturbi epatici.

Tutte queste azioni, così diverse tra loro non possono essere basate su il principio ormai sorpassato che ogni malattia ha un suo agente eziologico specifico,ma debbono essere inquadrate in una visione nuova in cui malattie o anche semplici disturbi diversi riconoscono un agente comune. Questo agente comune è stato evidenziato appartenere al gruppo dei prostanoidi, una classe di sostanze molto complessa, derivata dai lipidi, in grado di determinare risposte non sempre adeguate a stimoli nocicettivi.

Al gruppo dei prostanoidi appartengono le prostaglandine sia così dette cattive (PGE2) che buone PGE3 e PGE1.

L’attività dell’olio di Enotera si esprime a vari livelli:

- Azione antinvecchiamento: - Nell’anziano,  si evidenzia un netto miglioramento della memoria e della vista, una riduzione degli acufeni e ronzii ed un incremento della circolazione periferica con scomparsa del formicolio e della rigidità delle gambe. I suoi ac. grassi essenziali e l’abbondanza di Vit. E contenuta nell’olio premuto a freddo rappresentano un ottimo rimedio contro l’invecchiamento. Il GLA è dimostrato possedere attività stimolante l’incremento di GH e di conseguenza migliora l’attività metabolica dell’anziano incrementando la capacità anabolica.

- Azione antiarteriosclerosi: - Il GLA riveste funzioni importanti nel trattamento della ipercolsterolemia, giacchè tende a far diminuire il tasso di colesterolo nel sangue, riducendo le LDL, ossia le Low Density Lipoproteins (Lipoproteine a Bassa densità), che sono i principali carriers del colesterolo così detto cattivo.
Risulta quindi utile come fattore di prevenzione di patologie gravi ed invalidanti come le malattie cardiovascolari in cui è stato dimostrato il miglioramento della funzionalità miocardia, vascolare e del microcircolo; in particolare  è stato evidenziato un miglioramento dell’attività cerebrale sia sull’umore (attività antidepressiva) sia su disturbi funzionali. L’olio di enotera  ha indicazione specifica  nell’arteriosclerosi con miglioramento della sintomatologia clinica (claudicatio intermittens), riduzione dei valori pressori elevati, riduzione del colesterolo ematico, riduzione del rischio trombotico, miglioramento dell’insufficienza venosa. Tutte queste indicazioni sembrano essere direttamente collegate con la capacità dell’olio di enotera di indurre incremento di PGE1.

 - Azione inibitrice della 5-alfa-reduttasi: - L’olio di enotera è un potente inibitore  della 5 alfa-reduttasi, suggerendo un collegamento tra PUFA ed androgeni. L'azione degli androgeni in molti organi, come prostata e derma, è dipendente dalla conversione di testosterone in  5 alfa-deidrotestosterone mediante 5 alfa-reduttasi. Gli Inibitori di 5 alfa-reduttasi sono utili per il trattamento selettivo del cancro  prostatico, iperplasia benigna della prostata, acne, calvizie ed irsutismo femminile, senza interferenze sulla spermatogenesi e sul comportamento sessuale che non richiedono la conversione di testosterone a 5 alfa-deidrotestosterone.

 - Azione antiulcera: - Altra indicazione quasi specifica è rappresentata dall’azione antiulcera gastrica ed intestinale dell’olio di enotera e dall’attività antinfiammatoria osteoarticolare (artrosi). Utili nella terapia dell'artrite e di altri disturbi infiammatori, attenua le reazioni infiammatorie quali, asma ed artrite reumatoide.

 - Azione su cute ed annessi: - A livello di pelle ed annessi (capelli, unghie, mucose) si evidenzia, sia per uso locale che generale, un netto miglioramento del trofismo e della idratazione per azione diretta dei PUFA sulle membrane cellulari ma anche per azione diretta sulla sostanza cementante intercellulare.

L’azione  dell’olio di Enotera è in grado di neutralizzare i radicali liberi e promuovere il rinnovamento cellulare. La pelle riacquista nuova elasticità e turgore, contrastando i fenomeni di tipo infiammatorio o allergici. E’ stata dimostrata inoltre una riduzione dell’eccessiva e sgradevole traspirazione sia per una regolazione della funzionalità ghiandolare, sia per l’azione batteriostatica dei PUFA sulla pelle (ottimizzazione del mantello idro-acido-lipidico della cute).

Alcune malattie e disturbi della pelle traggono indubbio giovamento dall’uso dell’olio di enotera: acne, eczemi, dermatiti allergiche, psoriasi.
Azione sulla cute: l'olio di enotera è attivo contro la dermatite atopica, che colpisce molto frequentemente i bambini, e che è caratterizzata da intenso prurito, arrossamento e desquamazione della pelle. In effetti i pazienti affetti da dermatite atopica hanno una ridotta attività dell'enzima delta-6-desaturasi, che converte l'acido linoleico in acido gamma-linolenico, con presenza nel sangue di livelli di acido cis linoleico abnormemente alti e dei suoi derivati nettamente più bassi. Inoltre questi pazienti sono molto più sensibili agli effetti negativi degli anti-infiammatori non steroidei a livello gastrico rispetti ai soggetti non colpiti da questa malattia.
L’olio di enotera è molto utile in questi pazienti perché fornisce loro buone quantità di acido gamma-linolenico, che l’organismo di questi soggetti non è in grado di produrre a causa del deficit enzimatico citato in precedenza.
Alcuni studi clinici rigorosi sono stati condotti su bambini che soffrivano di dermatite atopica, una parte dei quali riceveva per via orale l'olio di enotera e gli altri un placebo per periodi compresi tra 30 e 60 giorni. Al termine delle sperimentazioni si osservavano significativi miglioramenti dei sintomi di questi bambini con normalizzazione dei livelli di acidi grassi poli-insaturi nel sangue e dei loro derivati nei bambini dei gruppi trattati con l’enotera rispetto a quelli dei gruppi che ricevevano il placebo. In tutti questi studi non sono stati notati evidenti effetti indesiderati.
È stato anche fatto un lavoro di valutazione della letteratura scientifica esistente per quanto riguarda l’effetto dell’olio di enotera in pazienti con eczema atopico. Sono stati inseriti 26 lavori clinici di accettabile qualità, che hanno coinvolto in totale 1207 pazienti. Questi studi indicano che l’olio di enotera riduce i sintomi tipici di questi pazienti come prurito, grattamento, arrossamento e gonfiore, con effetto che diventa evidente dopo 4-6 settimane. D’altronde questo effetto viene ridotto e mascherato dall’uso concomitante e assai frequente dei cortisonici. In nessuno di questi studi sono stati registrati effetti collaterali rilevanti. Questo lavoro di valutazione della letteratura scientifica esistente indica che l’olio di enotera è ragionevolmente efficace in pazienti con eczema atopico, e che tale effetto viene ridotto dall’uso concomitante dei cortisonici.

E’ ovvio, a questo punto porsi la domanda di come sia possibile che una sola sostanza possa essere utilizzata per tante situazioni diverse?
La risposta è semplice; tutti i disturbi sopra menzionati non sono casuali ma possono essere imputabili ad un unico fattore causante: le Prostaglandine, o per meglio dire alle Prostaglandine cattive o PGE2, le prostaglandine derivate dall’ac. arachidonico.
L’olio di enotera fornisce i precursori più immediati per  formare invece le Prostaglandine 1 (PGE1) gli antagonisti specifici delle PGE2, in grado di bilanciare e modulare l’azione aggressiva delle PGE2  evitando l'instaurarsi di una reazione a catena non controllata che può portare a danni irreversibili

L’olio di Enotera rappresenta una delle prospettive più affascinanti di dietoterapia. (Vedi R. Cappelletti: lipidi ed autacoidi - Proposta per l'utilizzo di particolari acidi grassi polinsaturi; Atti VII congresso Nazionale SINPE - Sorrento 16-19 Novembre 1994 pag 132.)

Elettroliposcultura

ELETTROLIPOSCULTURA
La metodica è stata ideata dal dott. R. Cappelletti agli inizi degli anni ’90 in contrapposizione alla allora dominante elettrolipolisi.

L’elettrolipolisi era una metodica molto empirica, non basata su corrette basi di elettrofisiologia, con parametri di elettrostimolazione non codificati ma impostati di volta in volta in base a variazioni individuali di adattabilità e tolleranza.

Ad esempio l’intensità di stimolazione, essendo la metodica basata su strumentazioni multi canali, veniva regolata per ogni singolo canale in rapporto alla compliance del soggetto, tanto che ogni canale veniva trattato con intensità diversa, un po’ a macchia di leopardo.

Il suo enorme boom commerciale è stato uno dei primi esempi di promozione progettata da mass media.

Il suo crollo altrettanto subitaneo era stato ugualmente programmato per favorire altre metodiche in grado di alimentare un mercato sempre alla ricerca di novità.

Ma l’elettrolipolisi pur essendo come metodica quasi del tutto scomparsa, aveva in sé una potenzialità concreta, che se correttamente usata poteva costituire sicuramente una metodica efficace di elettrostimolazione in grado di stimolare un reale dimagrimento.

Il dott. R. Cappelletti, contemporaneamente alla prima presentazione della metodica, ma avendo eseguito un percorso autonomo aveva già sia progettato uno stimolatore ad hoc, sia messa a punto una metodica, basata su consolidati riscontri scientifici, in grado di promuovere un’efficace “elettroadipolisi” (vedi bibliografia).

Lo strumento brevettato risulta assolutamente innovativo rispetto a quanto è stato fino ad oggi proposto:
 - Il campo elettrico proposto non è più basato su canali multipli  con regolazione autonoma ma bensì su un campo elettrico unico multifocale;
 - la stimolazione elettrica prevede due forme diverse di stimolazione, regolate autonomamente,utilizzabili sia singolarmente che contemporaneamente;
 - una stimolazione in tensione ad onda specifica bifasica con duty cycle molto stretto (onda aghiforme) tale da garantire il massimo della differenza di potenziale con il minimo scorrere di corrente controllata ed evitare fenomeni di iperpolarizzazione locale, adatta a realizzare stimolazione mirata dei sistemi di controllo sia ascendenti che discendenti;
 - una stimolazione in corrente monofasica con sistema di regolazione Intensità – I / T – Tempo, in modo da garantire per ogni livello di intensità erogata il giusto tempo secondo una curva basata sulla Cronassia e/o la Reobase. Tale stimolazione è ottimale a realizzare fenomeni di elettrolisi controllata e di elettroforesi;
 - La frequenza (Hertz) non più libera ma essendo assolutamente basilare per la realizzazione di specifici programmi di elettrostimolazione viene prefissata per specifici programmi di biostimolazione;
  - ma la  novità assoluta dell’elettrostimolatore brevettato consiste nella possibilità di realizzare in modo automatico una stimolazione tridimensionale in grado di coinvolgere tutti i tessuti “cellulitici” dal derma, al sottocutaneo, al tessuto adiposo ed al tessuto muscolare.

Nella lipolisi classica tutta l’attenzione è focalizzata sulla riduzione della massa adiposa senza tener conto delle strutture che contengono e sostengono il tessuto stesso: la cute e le fasce muscolari, quasi un sandwich.

Svuotare il tessuto adiposo senza intervenire sulle strutture adiacenti può risultare non esteticamente valido se non addirittura dannoso.

L’elettroliposcultura consente di agire contemporaneamente su tutte e tre le strutture, realizzando un programma integrato di biostimolazione in grado di ridurre la massa grassa, drenare il tessuto circostante, tonificare i muscoli e rivitalizzate la cute.

BIBLIOGRAFIA:
R. CAPPELLETTI:  CELLULITE: la scossa giusta per scrollarsela di dosso; LIVE  Linea diretta con la salute:  Marzo-Aprile 1991 - Anno II N. 2 pagg 38-40. 

R. CAPPELLETTI: ESPERIENZA CON ELETTROSTIMOLATORE POLIFUNZIONALE IN MEDICINA ESTETICA; Atti deI IX Congresso internazionale di Medicina Estetica- Roma 4-6 giugno 1993 - pagg 162-163 

R. CAPPELLETTI: ELETTROSTIMOLAZIONE IN DERMOESTETICA -L'empirico ed il razionale; X World Congress of SIDE: Capri bellezza 94  (16-18 giugno); Pubblicato su  La Dermoestetica News del 20.04.1995 Anno VIII,  pagg 2-3; 

R.CAPPELLETTI: ELETTROSTIMOLAZIONE & DIMAGRIMENTO- Elettrolipolisi o Elettroliposcultura?  7° Congresso Centro sud di Les Nouvelles Esthétiques - Bari Settembre 1994 Pubblicato su  Les Nouvelles Esthétiques Anno XX Numero 1 Gennaio Febbraio 1995, pagg 38-46 

R. CAPPELLETTI: CELLULITE -ELETTROLIPOSCULTURA; il razionale per una nuova filosofia finalmente vincente; Les Nouvelles Esthétiques Anno XX I Numero 8  Novembre 1996,  pagg 50-55; 

A. DI MASSA, D. CARRIERO, R. CAPPELLETTI: ELETTROLIPOSCULTURA - una metodica originale ed innovativa di Elettrostimolazione; Atti XVIII Congresso Nazionale di Medicina Estetica- Roma 21-23 Marzo 1997, pagg 116-117; 


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